Intervista a Luca Infante

Intervista a Luca Infante

Piano piano, con l’aiuto della GIBA, cerchiamo di sollecitare sia il Governo sia la Lega a trovare un certo equilibrio e sedersi a un tavolo e parlare con tutte le componenti: più si va d’accordo, più si è uniti e più si trovano le soluzioni. E secondo me questa deve essere la svolta.

LUCA INFANTE

Altra gradita sopresa per i lettori del nostro blog: abbiamo contattato Luca Infante (ex Reggiana) che molto cordialmente ha accettato di rispondere ad alcune domande preparate dal nostro gruppo Whatsapp. Abbiamo scoperto che Luca è parte attiva di una associazione a tutela dei giocatori, e tante altre cose interessanti. Leggiamo tutto!


Parliamo un pò delle tue origini cestistiche: come nasce la passione e come si è trasformata in professione?

La mia passione è nata casualmente a Nocera Inferiore perchè alla scuola media che ho frequentato a Nocera c’era il professore di educazione fisica che era allenatore della Polisportiva Folgore, di un gruppo di giovani della Polisportiva Folgore Nocera. Mi ha visto alto e mi ha chiesto di andare a provare a fare basket. Ho iniziato li con lui e poi dopo ho proseguito con Ciro Amato e Francesco Venturi sempre come allenatori. Ma soprattutto con Ciro Amato, quando avevo 11-12 anni. Però prima avevo fatto il portiere di calcio, perchè amo il calcio e siccome ero più alto degli altri avevo iniziato a fare il portiere. A Nocera Inferiore ho fatto i campionati regionali e mi ha visto l’Jcoplastic Battipaglia, abbiamo fatto la finale contro di loro e mi hanno prelevato. Allenatori delle giovanili erano Andrea Capobianco e Luca Poderico. Dopo Battipaglia sono passato a Salerno, dove sono stato un pò di anni col presidente Alfonso Siano e sempre con Capobianco e Poderico allenatori e con le giovanili facevamo ogni anno le finali nazionali perchè avevamo un bel gruppo di giocatori. E poi giocavo in Serie C fino all’età di 17 anni; da lì mi ha prelevato la Pallacanestro Reggiana.

L’esperienza Reggiana è stata la più lunga della tua carriera. Quali sono i ricordi più belli e quelli più tristi che ti porti dietro di questo periodo?

La Pallacanestro Reggiana è stata l’esperienza più lunga, uno dei contratti più lunghi perchè siamo stati legati praticamente per dieci anni. Uno dei momenti più intensi è stato sicuramente l’esordio in Serie A appena arrivato con Franco Marcelletti che mi ha lanciato, ma anche l’esordio in A1 con Fabrizio Frates ed in Nazionale con Carlo Recalcati. Uno dei momenti più brutti è stato sicuramente l’infortunio che ho avuto nel 2009, anno un pò sfortunato perchè eravamo primi in classifica, poi una serie di infortuni ci relegarono nei bassi fondi della classifica. Ho avuto l’infortunio al ginocchio, poi la società non mi confermò ed andai via. Diciamo che quella è stata un pò una delusione per me perchè io non sarei mai andato via da Reggio Emilia. Però ci sta, fa parte del gioco, del mestiere.

Qual’è l’allenatore che ritieni ti abbia fatto esprimere al meglio delle tue potenzialità?

Diciamo subito che non è stato un solo allenatore: sicuramente Franco Marcelletti è stato uno dei miei allenatori con cui ho vissuto più esperienze e credo di aver espresso un bel gioco secondo le mie caratteristiche, poi Andrea Capobianco, l’allenatore delle giovanili, è un mio secondo padre praticamente. Anzi scusa, altrimenti poi dice che gli ho dato del vecchio, è un fratello maggiore. Ci sono state varie fasi della carriera, ricordo anche Fabio Corbani e Luciano Nunzi, dove ho espresso un ottimo basket, fino a finire adesso con Alex Finelli, passando precedentemente con Michele Carrea. Diciamo che sono stati loro gli allenatori dove ho espresso la migliore pallacanestro giocata.

Che opinione ti sei fatto sui tentativi di riforma dei campionati attualmente in atto?

La mia opinione sui campionati è che penso che si poteva approfittare di questo periodo di crisi e di pandemia proprio per fare una riforma dei campionati perchè secondo me ci sono tante società in questo momento che fanno fatica ad esserci e quindi io avrei scremato un pò i campionati a partire dalla A1, avrei fatto una A1 a 16 squadre, la A2 come la vecchia A2 a 16 ed avrei ripristinato la B1 e la B2. Secondo me questo tipo di scrematura farebbe alzare sia il livello del campionato e permetterebbe ai giovani di potersi misurare nelle categorie che gli competono. Reputo che questa soluzione sarebbe interessante.

Da compaesano (siamo entrambi della Provincia di Salerno) e quindi da cittadino del Sud, non mi lascio scappare l’occasione per farti questa domanda. Il sud è un territorio ricco di passione e che ha un potenziale enorme in termini di seguito e tifoseria per il basket italiano.
Eppure ad oggi l’unico scudetto della storia del Sud è stato vinto da Caserta, ed ogni anno in A1 quando va bene ci sono massimo 3 squadre.
Secondo te, come potrebbe invertirsi questa tendenza, o almeno bilanciarsi?

Cavolo, a questa domanda non è facile rispondere… Dipende sempre dal fatto di investire, trovare persone che investano su società, cosa che fanno molto bene nel corso degli anni Scafati, adesso quest’anno Napoli, negli anni passati Avellino, poi la stessa Caserta, secondo me tutto il Sud metto anche la Calabria con Reggio Calabria, la Basilicata che comunque ha Matera in Serie B ed ha fatto la Serie A2, una volta c’era anche Potenza. Ci vorrebbero secondo me molti più investimenti da parte di persone che sono appassionate e investono nel gioco pallacanestro. Non è facile di questo periodo, però già secondo me questi presidenti di ora, Longobardi su tutti , o anche come Renzullo a Salerno, a Matera, a Brindisi, dove ho giocato anche due anni, sicuramente investono tanto. Certo si può fare sempre meglio ma sappiamo in questo momento la crisi economica non aiuta sicuramente.

Chiudiamo chiedendoti dell’associazione GIBA di cui sei consigliere. Di cosa si tratta esattamente?

Io sono consigliere GIBA, praticamente l’associazione italiana dei giocatori di basket, e si cerca di tutelare un pò tutti i giocatori della pallacanestro italiana soprattutto in questo momento di crisi e delle varie vicissitudini fra Lega e giocatori perchè c’era stata una bozza di proposta di contratto che poi è decaduta che andava tutta a favore delle società e secondo me è una cosa sbagliata perchè bisogna trovare equilibrio affinchè le cose vadano bene sia per le società sia per i giocatori e quindi bisogna trovare collaborazione. La chiave di volta secondo me, come la chiamo io, sarebbe la regolarizzazione del dilettantismo non solo per il basket ma anche per gli altri sport minori che non sono tutelati come i professionisti. Questa è una svolta che dovrebbe arrivare a livello governativo. Piano piano, con l’aiuto della GIBA, cerchiamo di sollecitare sia il Governo sia la Lega a trovare un certo equilibrio e sedersi a un tavolo e parlare con tutte le componenti: più si va d’accordo, più si è uniti e più si trovano le soluzioni. E secondo me questa deve essere la svolta.


Ringraziamo Luca Infante per la disponibilità e gli auguriamo di poter realizzare di suoi progetti sul campo e nella sua associazione. Personalmente spero che torni in qualche veste a Salerno, o che comunque resti al sud aiutando in qualche modo il rilancio (o in alcuni casi il lancio) della pallacanestro al Meridione.


COMMENTA L’ARTICOLO SU -> FACEBOOK -> TWITTER


Torna in alto