F4 di Eurolega in archivio: note tecniche e tattiche

F4 di Eurolega in archivio: note tecniche e tattiche

E anche le F4 di Euroleague sono andate…

Personalmente le aspettavo con tanta ansia e tanta voglia di godermi lo spettacolo degno di questa meravigliosa competizione (lasciamo perdere i criteri di ammissione, altrimenti rischiamo di scatenare un vespaio fin troppo indesiderato).

Ritengo che l’Euroleague rappresenti la vera essenza del basket a livello, non solo continentale. Le compagini più blasonate viaggiano in Europa (e anche oltre) sfidandosi in partite infrasettimanali (inclusi i doppi turni: chiediamo ai calciatori di fare la stessa cosa…), mostrando qualità tecnico – tattiche da far invidia, a volte, anche alle franchigie della NBA.

Le Final Four arrivavano anche dopo un lungo periodo in cui, tutti noi appassionati, siamo stati costretti a stare lontani dai parquet e dai quei meravigliosi suoni che il basket riesce ad offrire.

Olimpia Milano, CSKA Moscow, Anadolu Efes Istanbul, Barcelona: queste le quattro regine che erano pronte a darsi battaglia alla Lanxess Arena di Colonia, senza il supporto dei loro beniamini sulle tribune (come del resto siamo tristemente abituati).

Sono pronto: pop corn, birrette, telecomando sequestrato per evitare incursioni di famigliari male intenzionati nel sintonizzarsi su altre emittenti, e divano in posizione tattica.

Iniziano le battaglie…

Già dopo le prime due semi-finali rimango leggermente deluso (dico leggermente perché ripongo ancora le mie speranze sulla “finalina” e sulla finale). Niente da fare, anche le due partite “top” mi lasciano, alla fine, l’amaro in bocca.

Sì, perché mi aspettavo uno spettacolo soprattutto dal punto di vista tecnico-tattico, ma così, a mio avviso non è stato.

E’ vero, il basket è cambiato, il basket si sta evolvendo velocemente, il basket non ha più ruoli fissi, ma vedere Final Four così, no, direi che non mi sono piaciute.

Gli Highlights delle 4 gare

SEMIFINALE: Barcelona – Olimpia Milano
SEMIFINALE: CSKA – Anadolu Efes
FINALE 3° POSTO: Olimpia Milano – CSKA
FINALE: Barcelona – Anadolu Efes

Cosa non mi è piaciuto…

Ho visto troppi individualismi. E’ vero, se hai un campione in squadra, molto spesso ti affidi a lui, ma questo non deve significare: ”Palla a “tizio” che si butta nel mucchio e speriamo che faccia uscire qualche coniglio dal cilindro ad ogni giocata”.

Ho visto fin troppe volte dei pivot (una volta, i nostalgici, li chiamavano così quelli più alti…) giocare oltre la linea dei 3 punti per aspettare lo scarico da una penetrazione finita male. Il “penetra e scarica” si è sempre fatto, ma fondamentalmente era per una guardia o per un’ala; il pivot servirebbe vicino a canestro per un eventuale rimbalzo.

Ho visto, pochissime volte, giochi d’attacco dove la palla la toccavano quattro giocatori: al massimo i tre esterni che se la risolvevano con un blocco, o poco più.

Ho visto che regolarmente, sui blocchi, la difesa faceva cambio sistematico (quante ore si perdevano in palestra per insegnare ai giocatori a forzare i blocchi, a “passare” sui blocchi: ora si fa la cosa più comoda). Il risultato è stato sempre quello di creare dei “mismatch” a volte insostenibili dal punto di vista fisico, oltre a far aumentare il numero di tiri dalla lunga distanza per evidenti differenze di velocità tra i due contendenti.

Questo è un po’ il basket che ho visto in queste Final Four e, onestamente, non mi è piaciuto. Certo, anch’io ho vissuto con entusiasmo e passione queste finali, ma dal punto di vista tecnico, non ho avuto la soddisfazione che mi aspettavo.

Le note liete

Il trofeo ha preso la direzione di Istanbul (beh, almeno qualche mio amico turco ha festeggiato allegramente, e di questo ne sono felice), non la sponda dove ho un po’ di cuore, ma va bene lo stesso.

Nel mezzo della poca tecnica che ho visto, vorrei però sottolineare che l’unico coach che ha mostrato qualcosa in più è stato il “nostro” Ettore Messina (cambi di gioco, coinvolgimento di più giocatori in attacco, ecc.).

Jasikevicius ha ottime qualità e le ha dimostrate soprattutto proprio nella semi finale contro l’Olimpia. Itoudis ha avuto giocatori che sembravano davvero completamente privi di forze fisiche. Ataman, a mio avviso da rivedere. Il buon Ettore ha messo in campo tutta l’esperienza che ha nelle sue idee di basket moderno (non proprio così lontane dal basket più antico). Per fortuna l’abbiamo nel nostro campionato.

Ora gustiamoci le partite rimanenti dei play off del campionato nostrano, augurandoci che la tecnica prevalga (anche se la tensione nervosa sarà a mille e quindi potrebbero prevalere molti altri fattori “adrenalinici”).

Solo una domanda, per chiudere: come ha fatto a non essere espulso Jasikevicius, pur protestando con gli arbitri per 40 minuti, senza soste e senza pause ???


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