Dare una mentalità alla squadra: alcune riflessioni partendo dagli spunti offerti dalla Coppa Italia

Dare una mentalità alla squadra: alcune riflessioni partendo dagli spunti offerti dalla Coppa Italia

Vorrei condividere alcune riflessioni riguardo alla capacità che hanno gli allenatori nel costruire un’identità di squadra.

Le partite di Coppa Italia hanno, secondo me, confermato le abilità riconosciute di alcuni allenatori e verso le quali i giovani coach dovrebbero soffermarsi, se vogliono migliorare l’efficacia del loro lavoro. L’identità di squadra è il grado di cooperazione, di complementarietà e di impegno che hanno i singoli giocatori nel voler raggiungere un obiettivo comune e condiviso.

Questa caratteristica non è assolutamente automatica, ma deve essere costruita attraverso la guida e la leadership dei coach. Saper fare gli allenatori, non si limita solo ad individuare schemi e tatticismi (naturalmente importanti), ma anche e soprattutto a costruire una coralità attraverso la quale le caratteristiche dei singoli possano esprimersi al meglio ed essere funzionali alle aspettative dei coach stessi.

Milano, finalmente, sta confermando lo strapotere che tutti in questi anni si aspettavano, viste le possibilità economiche di cui dispone e la caratura dei giocatori che compongono il roster. Con continuità sta dimostrando di poter essere competitiva anche nel campionato di basket che reputo il più bello da guardare: l’Eurolega.

Il merito di questa crescita è da conferire ad Ettore Messina, che sta dimostrando, se mai ce ne fosse stato bisogno, di essere veramente un allenatore di livello assoluto. Potrebbero suonare banali queste parole ma per me non lo sono.

Dimostrare con continuità di riuscire a far esprimere al meglio le proprie squadre in paesi e situazioni diverse dimostra che l’appellativo di “Grande Allenatore” non possa essere affibbiato con superficialità a chi raggiunge successi occasionali.

Non voglio sminuire la bravura di altri, solo puntualizzare una differenza.
La stessa capacità la riconosco in De Raffaele che, nonostante la sconfitta con Milano in semifinale, guida e allena le sue squadre sempre con efficacia, trasferendogli organizzazione, sicurezza ed equilibrio.

La sua gestione dei giocatori, per fare un esempio, l’ ho sempre apprezzata. É stato capace di valorizzare ed apprezzare un giocatore come De Nicolao, che ho sempre considerato un ottimo playmaker anche quando giocava a Reggio Emilia; ha aiutato e supportato la crescita di Tonut con una gestione equilibrata e programmata. Non è una capacità scontata.

Infine, fatemi tessere le lodi anche di un allenatore al quale sono molto legato: Frank Vitucci. Bisogna riconoscergli delle abilità rare. Frank riesce sempre a mettere i giocatori in una situazione di fiducia, nella sua carriera è stato tra i pochi ad accettare e gestire grandi talenti con forte personalità, come Steve Burt ed Enzo Esposito.

Chiunque giochi per lui ha la possibilità di esprimersi al meglio, migliorarsi e mettersi in evidenza, vedi Moraschini. Il lavoro positivo che
continua a fare a Brindisi (ha raggiunto sempre le Final Eight di Coppa Italia, giocando anche due Finali) gli deve essere riconosciuto.

Per concludere allenare significa anche avere buone capacità comunicative, saper sostenere e migliorare la motivazione, la concentrazione e la fiducia, avere la lucidità di individuare obiettivi chiari e perseguibili e saperli costruire nel tempo, il tutto supportato da una consapevole capacità relazionale.

Questi aspetti di un allenatore sono considerati, naturalmente, da tutti fondamentali ed importanti, ma spesso li associamo a caratteristiche personali innate e non crediamo che, invece, possano essere allenate e migliorate dedicandoci il giusto tempo e il corretto impegno.

Naturalmente queste sono considerazioni personali che possono essere approfondite e dibattuto anche con l’intervento di tutti e questo blog credo che ne dia la possibilità.

Un saluto a tutti e alla prossima!


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